MA-g
The Museum of Avant-garde

MANIFESTO

Nella società borghese l’arte si costituisce progressivamente come sfera autonoma, separata dalla prassi della vita. Con l’affermarsi dell’Estetismo nella seconda metà dell'Ottocento, questa condizione raggiunge una forma estrema: l’arte tende a diventare autoreferenziale, fino a fare di se stessa il proprio contenuto. È contro questa separazione che intervengono le avanguardie storiche. Come sostiene Peter Bürger, la loro radicalità non consiste semplicemente nella ricerca di nuovi linguaggi, ma nella contestazione dell’arte come istituzione consacrata e del suo isolamento dalla vita sociale. I movimenti che ne hanno composto la parabola mirano a superare questa frattura, modificando in profondità ciò che può essere fatto e riconosciuto come arte e mettendo in discussione le convenzioni che ne avevano stabilito forme, funzioni e limiti.

Quella contestazione viene però progressivamente assorbita. Entrando nella storia, nei musei e nel mercato, le avanguardie vedono la propria carica eversiva trasformarsi in patrimonio e valore economico. La cultura borghese finisce così per fare propria la rottura che l’aveva messa in discussione. Nel sistema contemporaneo questo processo si sposta direttamente sul piano della produzione: il mercato non si limita a stabilire il valore, ma ne orienta le forme, premiando la riconoscibilità, la visibilità e il consenso immediato. L’artista è così indotto ad adeguare la ricerca alle esigenze del sistema, assecondando il gusto di chi detiene il potere economico. Come mostra Isabelle Graw, il prezzo cessa di coincidere con il valore artistico: il mercato attribuisce valore sulla base della reputazione e della notorietà, relegando la qualità della ricerca a un elemento accessorio e spesso trascurabile.

È nella tensione tra ciò che viene consacrato e ciò che viene escluso che si definisce la collezione storica del MA-g. La notorietà di un artista seleziona una parte della sua produzione senza esaurirne la rilevanza; per questo la raccolta non assume come criterio la gerarchia stabilita dalla fortuna critica e commerciale. Cerca invece nelle forme legate alla stampa una parte della produzione delle avanguardie in cui la ridefinizione dei confini dell’arte trova un’espressione radicale. Fotografia, grafica e illustrazione, a lungo relegate ai margini dei linguaggi riconosciuti, acquistano qui piena dignità epistemologica e formale senza essere separate dalla loro destinazione e dal loro supporto originario. La collezione storica nasce da questa scelta: non ricostruire ciò che il sistema dell’arte ha già legittimato, ma restituire alla ricerca delle avanguardie quella dimensione di riproducibilità e diffusione capillare che la successiva gerarchizzazione ha contribuito a marginalizzare.

La collezione contemporanea non aggiunge semplicemente nuove opere a una storia conclusa, ma costruisce un archivio mentre la storia accade. Lo fa attraverso un’alleanza d'intenti con gli artisti, che scelgono di affidare a questo progetto comune una parte della propria ricerca come atto di complicità intellettuale e condivisione teorica, fuori dalle logiche di scambio del mercato. Questo spazio diventa così un luogo di confronto e d'innesco tra posizioni diverse, accomunate dalla necessità di interrogare il presente. Questa stessa esigenza si sviluppa sul terreno dell’elaborazione critica e dell'intreccio tra i linguaggi, attraverso un'attività continua di incontri dedicati alla filosofia, alla letteratura, alla poesia e alla musica. Nel riscoprire questa contaminazione, il museo riprende una tensione propria delle stesse avanguardie storiche, per le quali la rottura delle barriere disciplinari era inscindibile dalla ridefinizione dell'arte. Se le riviste furono lo spazio in cui quei movimenti costruivano collettivamente le proprie tesi, questa dimensione del museo vuole mantenere viva quella funzione, mettendo in relazione produzione, ricerca, interpretazione e discussione.

Il MA-g apre all'interno della metropolitana perché un museo fondato sulla radicalità delle avanguardie non può accettare come neutra la forma stessa dell’istituzione. La scelta della sede riguarda direttamente il modo in cui il museo entra nella società: non uno spazio costruito per isolare l’arte e controllarne la fruizione, ma una presenza innestata nella rete dei flussi urbani. La metropolitana non viene convertita in museo: è il museo a insediarsi nella metropolitana, senza che il luogo debba snaturarsi per assumere una funzione diversa. La sede mette così in discussione non soltanto ciò che il museo conserva e produce, ma la separazione stessa sulla quale l'istituzione museale si è storicamente fondata.

Il MA-g non considera le avanguardie storiche un capitolo chiuso. Ne riprende le questioni ancora aperte per misurarle con il presente, dove tornano a interrogare il rapporto tra necessità e forma, tra produzione e circolazione, tra ricerca individuale e costruzione collettiva. Il problema non è conservare una tradizione, ma verificare se quella tensione possa ancora produrre conseguenze reali. Il MA-g nasce per mantenere aperta questa possibilità.