Nato ad Alessandria d’Egitto e formatosi tra Egitto, Italia e Francia, Filippo Tommaso Marinetti iniziò la sua carriera letteraria collaborando con riviste italiane e francesi. Nel 1909 pubblicò su Le Figaro il Manifesto del Futurismo, le cui idee influenzarono pittori come Balla, Boccioni e Severini, autori nel 1910 di un manifesto comune. Scrisse Le Roi Bombance e Poupées électriques, poi rielaborata come Elettricità sessuale, e pubblicò il romanzo Mafarka il futurista. Durante un viaggio in Inghilterra le sue idee influenzarono C. R. W. Nevinson e Wyndham Lewis, il cui Vorticismo riprese elementi futuristi. La sua visione artistica era strettamente intrecciata alla politica: in Guerra sola igiene del mondo celebrò la guerra come strumento di rinnovamento. Partecipò alla guerra italo-turca e alla prima guerra balcanica, compreso l’assedio di Adrianopoli, esperienze che alimentarono il poema parolibero Zang Tumb Tuuum. Volontario nella Prima guerra mondiale, fondò poi il Partito Politico Futurista, che nel 1919 si associò ai Fasci italiani di combattimento. La sua volontà di sovvertire la tradizione investì anche la cucina: nel Manifesto della cucina futurista e nella Cucina futurista rifiutò la gastronomia convenzionale e promosse sperimentazioni come il Pranzo tattile. Pur mantenendo stretti rapporti con il regime di Mussolini e ricevendo incarichi ufficiali, il Futurismo non divenne mai pienamente l’arte ufficiale dello Stato. Nel 1942, a 65 anni, si arruolò volontario sul fronte russo. Morì per una crisi cardiaca a Bellagio nel 1944.