Max Ernst nacque a Brühl, in Germania, nel 1891. Incoraggiato dal padre, pittore dilettante, iniziò a disegnare fin da giovane. Studiò filosofia, storia dell’arte e psicologia all’Università di Bonn, dove conobbe August Macke e si avvicinò ai Rheinische Expressionisten. Dopo aver prestato servizio durante la Prima guerra mondiale, nel 1918 tornò a Colonia e divenne una figura centrale del Dadaismo insieme a Johannes Theodor Baargeld e Hans Arp. Nel 1922 si trasferì a Parigi, entrando nel gruppo di André Breton e collaborando con Paul Éluard a raccolte poetiche illustrate, tra cui Les Malheurs des immortels. Nel 1925 sviluppò il frottage, una tecnica di disegno ottenuta strofinando una matita su superfici ruvide, e in seguito sperimentò il grattage, raschiando la pittura su tele preparate a strati per far emergere le texture sottostanti. Internato in Francia durante la Seconda guerra mondiale, riuscì a fuggire e raggiunse gli Stati Uniti nel 1941, dove continuò a sperimentare con la pittura, il collage e altre tecniche.