De Stijl / Neoplasticismo
Nato nei Paesi Bassi nel 1917 come reazione alla Prima guerra mondiale, De Stijl mirava a individuare le leggi universali che governano il mondo, abbandonando ogni interesse per l’individuale. La sua espressione si fondava su elementi lineari e essenziali, linee rette, superfici e colori primari, nella ricerca – o nel desiderio utopico – di un mondo nuovo, ordinato e armonioso. Il nome, che in olandese significa semplicemente “Lo Stile”, accompagnò la pubblicazione dell’omonima rivista, attraverso cui il movimento presentò la propria filosofia e i propri intenti: con Theo van Doesburg, primo teorico e redattore, collaborarono artisti come Piet Mondrian, J. J. P. Oud e Ilya Bolotwsky. Dal 1917 Mondrian sviluppò le idee originarie di De Stijl nel Neoplasticismo, sostenendo che l’arte dovesse rivelare il mondo nella sua stabilità, bilanciando assi orizzontali e verticali, griglie asimmetriche e colori primari giustapposti. Van Doesburg rispose con una diversa interpretazione, elaborando i principi dell’Elementarismo: basato sugli stessi “blocchi costitutivi”, ammetteva l’uso di linee diagonali per introdurre una dimensione temporale, una componente dinamica che rappresentava il continuo evolversi dell’equilibrio e dell’ordine del mondo. Questa divergenza portò Mondrian ad abbandonare De Stijl e provocò una frattura interna al movimento. La sua eredità tuttavia proseguì per molti anni e influenzò profondamente altri movimenti, tra cui il Bauhaus.