Futurismo
Nato nel 1909 dalla visione poetica di Filippo Marinetti, il Futurismo scosse concezioni e tradizioni artistiche per invitare la coscienza collettiva a celebrare la modernità con tutte le sue forze, energie ed entusiasmo. Il suo Manifesto, pubblicato su Le Figaro, mirava a illuminare e spazzare via l’aura antiquata e museale dell’arte, trasformandola in una rappresentazione dinamica del mondo moderno. Il movimento privilegiò temi ispirati ai progressi tecnologici e alle innovazioni, celebrando spesso le conquiste industriali e le capacità ingegneristiche dell’uomo. Sensazionalista e iperbolico, il Futurismo possedeva una natura fortemente ribelle, intenzionata a infrangere e distruggere il passato per fare spazio al nuovo e al moderno; un atteggiamento che arrivò persino a giustificare forme di violenza e attacchi veementi alla società e al patrimonio culturale. Per la sua visione e i suoi principi fu accolto favorevolmente dal Fascismo nascente, e Marinetti stesso sostenne la guerra, alienando molti artisti che finirono per abbandonare il movimento. In parte il Futurismo influenzò anche il Futurismo russo o Cubo‑Futurismo, sebbene quest’ultimo non riconobbe mai tale legame. La sua eredità si intrecciò in modo inequivocabile con il Vorticismo e con l’Espressionismo tedesco.